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domenica 27 ottobre 2013

Alcune considerazioni su esigenze di finanziamento e possibili strumenti





   La decisione di creare un’impresa partendo da un’idea, fenomeno encomiabile e di auspicabile continua crescita e progresso, non è priva di ostacoli, soprattutto nella fase di ricerca di investimenti


   L'Italia ha un sistema di finanziamenti allo sviluppo più arretrato rispetto agli USA o ad altri paesi più attenti all'innovazione, però non si può dire che manchino forme di incentivo per chi ha un'idea e vuole trasformarla in impresa innovativa. Dai prestiti bancari ai fondi pubblici, dagli incubatori d'impresa alle grande aziende che investono nelle idee, passando per i business angels.



   Ci troviamo in un contesto in cui il debito continua a salire in una situazione recessiva, siamo in presenza di oneri crescenti al servizio del debito e di compressione di margini ed autofinanziamento.


   L’ eccesso di leva finanziaria ( o rapporto di indebitamento) è una debolezza che riguarda sia le imprese che le  banche e rappresenta un peso che può compromettere  qualsiasi intervento per la crescita.

   L’ afflusso di credito bancario è destinato a coprire principalmente i fabbisogni finanziari di breve periodo (circolante) e operazioni di ristrutturazione del debito a più lunga scadenza; di fronte ad una ulteriore probabile espansione dei fabbisogni finanziari, delle piccole e medie imprese in particolare, è sempre più necessario attivare nuove forme di finanziamento sia dal lato del debito che dei mezzi patrimoniali, e forme che combinino entrambe le caratteristiche.

   I fattori di debolezza strutturale e le condizioni di mercato in cui si trovano ad operare le piccole e medie imprese italiane dovrebbero indurle ad una riflessione sul problema della sostenibilità degli equilibri finanziari e della struttura del debito, facendo maggiore ricorso a forme di indebitamento “non creditizie”.

  Per inciso si ricorda che per diventare intermediario finanziario (qualora lo si volesse diventare) occorre affrontare due step burocratici irrinunciabili.

   Il primo è quello dell'iscrizione all'apposito albo, di competenza della Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) e della Banca d'Italia, le cui sedi e succursali si trovano in quasi tutte le province dello Stivale.

   Secondariamente, occorrerà formare una impresa sotto una delle seguenti forme: società per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperativa o società in accomandita per azioni.Ciò comporta anche la presenza concreta di un capitale iniziale (detto capitale sociale), che per legge consta di cinque volte il minimo capitale sociale di una Spa; quest'ultima cifra è di 120mila euro, per cui occorrono almeno 600mila euro di fondi iniziali.


   Il direct marketing consiste nell'invio di lettere presso un elenco di donatori o potenziali tali. Chi raccoglie i fondi deve saper gestire la relazione con il donatore, deve avere competenze nella gestione del database attraverso strumenti informatici, deve avere un'ampia conoscenza di tutte le modalità per raccogliere fondi (marketing diretto, telemarketing, e-mailing, web marketing, faccia a faccia con I potenziali donatori).

   Il fund raising, per sua natura, tuttavia non si basa solo sulle donazioni ma anche su un insieme di modalità di raccolta da utilizzare nei confronti di ogni possibile mercato del fund raising pubblico e privato (eventi, sponsorizzazioni, investimenti sociali, attività di tipo commerciale, presentazione di progetti a bandi di concorso, ecc.).

   L’  online fundraising”, ovvero l'uso del web per raccogliere fondi, è una  modalità di raccolta, ampiamente diffusa in Inghilterra e negli USA; nel resto del mondo si sta affermando sempre più anche grazie alla diffusione dei social network e alla maggiore confidenza con i pagamenti online. Una delle modalità più diffuse di fare online fundraising consiste nell'usare piattaforme web specifiche per aprire pagine di raccolte fondi.

  Il seed capital, maggiore novità nel settore degli investimenti nelle start-up  almeno in Italia, dove questa forma di venture capital è ancora poco sviluppata, diversamente dagli  Stati Uniti, che puntano molto su queste tipologie di investimenti a rischio, che in genere si assumono i business angels, gli angeli degli affari.
   Si tratta di un apporto di capitale di rischio da parte di un investitore (Venture Capital o Venture Capitalist) per finanziare l'avvio o la crescita di un'attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo; spesso trattasi di fondi creati allo scopo. Dpixel, Start Up Design Lab e SeedLab, alcuni degli esempi italiani di seed capital.
   Il fondo di investimento pubblico acquisisce una partecipazione di rilevanza nel capitale dell’impresa per sostenerne il lancio, il risanamento o lo sviluppo economico e commerciale. L’operazione non prevede una scadenza ma si prolunga sino al momento in cui le condizioni di redditività sono ristabilite. L’agevolazione consiste nella definizione preventiva del prezzo di uscita dal capitale sociale.

   Uno dei maggiori fondi italiani di venture capital è Innogest: 80 milioni di euro a disposizione, dedicati alle prime fasi della vita di un'impresa. Italiane, giovani e ad alto potenziale di crescita: questo il target di aziende finanziate da Innogest. Imprese che appartengono soprattutto ai settori delle telecomunicazioni, Ict, energie rinnovabili, biomedicale e meccanica avanzata, su cui Innogest investe, in fase di start-up, fra i 200.000 e i 2 milioni di euro. Molte società legate all' information technology sono nate grazie ad operazioni di venture capital come ad esempio Google o per l'ItaliaTiscali.

- I business angels, i cosiddetti angeli degli affari che investono in progetti innovativi: ex imprenditori e manager che dispongono di mezzi finanziari, di una buona rete di conoscenze e di un buon bagaglio di esperienze. Gruppi di investitori informali organizzati in reti locali – Business Angels Network – disposti a finanziare start-up attraverso una partecipazione al capitale di rischio. A differenza del seed capital, i business angels supportano non solo le idee, ma anche le start-up già avviate. Benché in Italia questa forma di investimento non sia ancora diffusa capillarmente, è un italiano il miglior business angel d'Europa 2011. Francesco Marini Clarelli, presidente di Italian angels for growth. A premiarlo nel 2011 è stata l'Eban, l'associazione di categoria europea. Fra le start-up finanziate da Italian angels for growth figurano Win, società che realizza un dispositivo biomedicale wireless che permette il monitoraggio da remoto di pazienti affetti da patologie croniche, e On-Sun Systems, produttore di pannelli a concentrazione solare innovativi, dotati di maggiore efficienza energetica.

- Il crowdfunding. In pratica, un gruppo di persone che mette in comune denaro per sostenere progetti di singoli o associazioni. Un concetto semplice, simile al fare colletta, cui ha fatto ricorso anche il museo del Louvre, lanciando una colletta web – “tous meneces”, tutti mecenati – che ha raccolto il milione di euro mancante per acquistare il dipinto di Lucas Cranach, Le tre Grazie.

    Le web communities, in effetti, sono il luogo ideale per far incontrare domanda e offerta: le idee dei creativi con chi è disposto a fare da mecenate. Nascono così le piattaforme di crowdfunding – Indiegogo e KickStarter le più famose. In Italia il crowdfung fatica ad imporsi. Una delle rare eccezioni è Eppela, piattaforma web che permette di presentare gratuitamente un progetto da sottoporre alla community di potenziali investitori. In questa stessa categoria si colloca Starteed.  Anche in questo caso è l'utente a presentare il proprio progetto alla community di potenziali investitori. Ma – e qui sta la differenza rispetto alle altre piattaforme di crowdfunding – l'utente è allo stesso tempo uno dei finanziatori, grazie alla sua piccola quota di iscrizione. Sta poi a quest'ultimo stabilire la durata della raccolta fondi, ed indicare l’importo minimo per trasformare l'idea in realtà. Pubblicata l'idea, viene poi votata e commentata dagli utenti. 
    Nel resto del mondo, al contrario, il crowdfunding è esploso già nel 2011, come testimonia un'analisi condotta dalla società di ricerca specializzata Massolution: le 170  prese in considerazione, avrebbero raccolto in tutto 1 miliardo e mezzo di dollari e finanziato circa un milione di progetti nel corso del 2011. Più diffuso nel nostro paese è una altra forma crowd di business, il crowdsourcing: la web community, in questo caso, non punta tanto alla raccolta fondi, quanto alla creazione condivisa di idee e progetti.


                                                                                    Il Segretario Generale
                                                                      Gennaro Mazza

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